giovedì , 22 Febbraio 2024

Di porpora e di luce, mostra di codici con fogli in pergamena purpurea

La prima mostra dedicata ai codici con fogli in pergamena purpurea. Si terrà dal 1 dicembre al 6 febbraio 2024 la mostra Di porpora e di luce. Forma e materia dell’Antico nei codici della Biblioteca Nazionale di Napoli, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (Teresa D’Urso e Giulia Simeoni) e la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” (Daniela Bacca), nell’ambito del progetto di ricerca PURPLE – PURple Parchment LEgacy finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. L’iniziativa si è avvalsa delle indagini diagnostiche condotte sui manoscritti esposti, sotto la guida di Maurizio Aceto (Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica dell’Università del Piemonte Orientale), Angelo Agostino (Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino) e Marcello Picollo (Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” – CNR).

La mostra – la prima in assoluto dedicata ai codici con fogli in pergamena purpurea – racconta, attraverso straordinari esemplari antichi, medievali e rinascimentali della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” e della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, l’avventura plurisecolare di un prodotto librario che ha segnato la storia della cultura occidentale, cambiando nei secoli forma, significato e funzione, ma mantenendo intrinseche valenze simboliche.

Il colore porpora, fin dall’Antichità associato alla figura dell’imperatore, con l’avvento del cristianesimo fu messo in relazione simbolica con il sacrificio di Cristo. Grazie anche ai numerosi riferimenti presenti nelle fonti greco-latine, nel corso dei secoli il codice purpureo è stato considerato immagine per eccellenza del libro antico. Questo spiega perché l’uso di colorare la pergamena assunse carattere di vero e proprio revival in quei momenti della storia che, come la Rinascenza carolingia e il Rinascimento italiano, individuarono nell’età antica non solo un punto di riferimento ideale, ma anche concreti modelli dell’operare artistico.

I codici più antichi esposti in mostra sono due rari esemplari interamente purpurei, vergati in inchiostri d’oro e d’argento: un Vangelo ravennate risalente alla fine del V sec. d. C. e un Lezionario di committenza imperiale bizantina databile al IX o al X sec. Circa mille anni separano il Vangelo dai manoscritti rinascimentali con fogli tinti della Biblioteca Nazionale e della Biblioteca dei Girolamini. Dopo l’età carolingia, l’uso di realizzare lussuosi codici in pergamena color porpora riprende vigore a Padova intornoalla metà del Quattrocento, quando la città è frequentata da maestri rivoluzionari come Donatello e Andrea Mantegna, campioni di un nuovo linguaggio artistico che guarda al mondo antico come principale modello di riferimento. Dal Veneto a Roma, attraverso la circolazione di libri, artisti e committenti, nella seconda metà del Quattrocento la moda del codice ‘all’antica’ e il revival dei purpurei si diffondono anche nella Napoli aragonese (1443-1501). Testimone esemplare della circolazione di artisti e di opere è il De Officiis di Cicerone (ms. IV.G.65), realizzato nell’Urbe, verso il 1470, dal calligrafo Bartolomeo Sanvito e dal miniatore Gaspare da Padova per un membro della famiglia Gonzaga di Mantova.
Alla stagione rinascimentale, e a Napoli in particolare, si ricollegano ben cinque manoscritti: il Breviario di re Ferrante d’Aragona, il Libro d’ore , le Sentenze in volgare di Plutarco, la Raccolta di testi grammaticali e l’Opera di Apuleio proveniente dai Girolamini. Si tratta di codici realizzati nella seconda metà del Quattrocento per la celebre Biblioteca napoletana dei re d’Aragona o per committenti meridionali di alto rango, come Andrea Matteo III Acquaviva (1458-1529), duca d’Atri. Quest’ultimo è il caso dell’Apuleio, unico esemplare in mostra a recare un foglio in pergamena di colore ocra (detta crocea dal colore dello zafferano, o croco).

Per l’occasione, l’intero nucleo di manoscritti con fogli tinti della Biblioteca Nazionale è stato analizzato con un approccio multidisciplinare e posto sotto la lente delle indagini diagnostiche, con l’intento di fare luce sui materiali e sulle tecniche impiegati nell’allestimento di questi testimoni unici del ‘filo purpureo’ che unisce l’Antichità al Rinascimento.
La mostra include anche una sezione in cui sono esposte fonti letterarie che documentano la diffusione dei codici purpurei e l’uso e il significato della porpora attraverso i secoli; si chiude, infine, con una sezione dedicata alla tintura della pergamena e ai coloranti utilizzati per ottenere il colore porpora nelle sue diverse tonalità.

 

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